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	<title>AI Archivi - Actainfo</title>
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	<description>Soluzioni informatiche ICT. Applicativi web cloud saas per la Pubblica Amministrazione, Imprese e Professionisti. Privacy GDPR, E-Learning</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2026 10:54:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>AI Archivi - Actainfo</title>
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	<item>
		<title>AI e cybersicurezza: confronto tra vulnerabilità e difesa digitale</title>
		<link>https://www.actainfo.it/news/ai-cybersicurezza-vulnerabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Actainfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 10:54:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[actanews]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Individuare una falla nel software, riconoscere un’attività sospetta, aiutare i tecnici a valutare una correzione: l’intelligenza artificiale può intervenire in diverse fasi della difesa informatica. Per portarla nei sistemi di aziende ed enti servono però verifiche sui risultati, competenze e responsabilità definite. Il 27 ottobre 2026 si è in tenuto a Bruxelles l’incontro “Cybersecurity and [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Individuare una falla nel software, riconoscere un’attività sospetta, aiutare i tecnici a valutare una correzione: l’intelligenza artificiale può intervenire in diverse fasi della difesa informatica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per portarla nei sistemi di aziende ed enti servono però verifiche sui risultati, competenze e responsabilità definite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>27 ottobre 2026</strong> si è in tenuto a Bruxelles l’incontro <strong>“Cybersecurity and Artificial Intelligence: From Innovation to Impact”</strong>, organizzato dal Centro europeo di competenza per la cybersicurezza (ECCC) e dalla Direzione generale <strong>CONNECT</strong> della Commissione europea che si avvale di una <strong><a href="https://www.actainfo.it/ai-servizi-intelligenza-artificiale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Task force </a></strong>di cui fa parte Actainfo S.r.l..<br>Il programma mette al centro il passaggio dalla ricerca alle applicazioni operative di AI nella sicurezza digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal confronto europeo alle applicazioni concrete</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento ha ospitato il primo incontro pubblico del <strong>Cluster AI for Cybersecurity</strong>, che riunisce tre progetti finanziati da Horizon Europe. <br>Tra gli argomenti trattati figurano la ricerca e la correzione delle vulnerabilità assistite dall’AI, il rilevamento delle minacce e l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle operazioni di sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla segnalazione di una falla alla correzione verificata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una segnalazione prodotta dall’AI può essere il punto di partenza di un’analisi. Prima di intervenire occorre verificare se il problema esista, quali componenti coinvolga e se le condizioni necessarie al suo sfruttamento siano presenti nell’ambiente utilizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si consideri, per esempio, un portale che riceve domande dai cittadini. Un sistema potrebbe segnalare un comportamento anomalo nella gestione degli allegati. <br>Il team tecnico dovrebbe riprodurre il problema in un ambiente controllato, valutarne gli effetti e verificare la soluzione prima di applicarla al servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una correzione deve risolvere la<strong> vulnerabilità e preservare le funzioni </strong>necessarie agli utenti. <br>Nel caso del portale, i controlli potrebbero riguardare anche l’invio delle domande, le ricevute e l’integrazione con il protocollo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio si collega al processo di gestione degli aggiornamenti descritto dal NIST: identificare le correzioni, stabilire le priorità, acquisirle, installarle e verificarne l’installazione. <br>L’AI può affiancare alcune attività, mentre l’organizzazione deve conservare la capacità di controllare il processo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dati e autorizzazioni da definire prima dell’utilizzo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per analizzare un problema, un servizio AI può ricevere codice, configurazioni o registri delle attività. <br>Questi materiali possono contenere informazioni riservate, dati personali o credenziali inserite per errore. Prima di condividerli occorre stabilire quali contenuti siano necessari, dove vengano trattati e chi possa accedervi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli strumenti collegati richiedono attenzione. Un sistema autorizzato a leggere un registro può svolgere un’analisi senza avere il permesso di modificare la configurazione del server. <br>Se l’obiettivo comprende interventi automatici, devono essere definiti il perimetro delle modifiche, le approvazioni richieste e il modo di annullare un’operazione non riuscita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste scelte aiutano anche chi supervisiona il servizio: una proposta di intervento dovrebbe rendere comprensibili il problema individuato, le verifiche svolte e gli effetti attesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa possono valutare Imprese e Pubbliche Amministrazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per avviare una sperimentazione sostenibile, una prima verifica può concentrarsi su cinque punti:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Scegliere un’attività circoscritta</strong>, come l’analisi preliminare di segnalazioni già raccolte dal team tecnico.</li>



<li><strong>Preparare dati adatti alla prova</strong>, limitando informazioni riservate e accessi ai sistemi.</li>



<li><strong>Definire criteri di valutazione</strong>, osservando errori, segnalazioni utili e tempo necessario alla revisione.</li>



<li><strong>Stabilire chi approva gli interventi</strong>, soprattutto quando incidono su servizi in esercizio.</li>



<li><strong>Documentare gli esiti</strong>, includendo le situazioni in cui lo strumento non fornisce un supporto affidabile.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto europeo offre quindi uno spunto per valutare la Intelligenza Artificiale attraverso prove concrete. Per un ente o una impresa, la scelta dovrebbe partire da un problema preciso e dalla capacità di verificare se il nuovo strumento contribuisca a risolverlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Problematiche relative alla attivazione di applicazioni operative di Intelligenza Artificiale in ambiente digitale sicuro possono essere approfondite con il <a href="https://www.actainfo.it/contatti/">team Actainfo</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti e approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://cybersecurity-centre.europa.eu/events/cybersecurity-and-artificial-intelligence-innovation-impact-27-october-2026-brussels-belgium-2026-10-27_en">ECCC — Programma di “Cybersecurity and Artificial Intelligence: From Innovation to Impact”, 27 ottobre 2026</a></li>



<li><a href="https://commission.europa.eu/news-and-media/news/new-eu-plan-address-risks-and-opportunities-advanced-ai-cybersecurity-2026-07-07_en">Commissione europea — Piano sulle opportunità e sui rischi dell’AI per la cybersicurezza, 7 luglio 2026</a></li>



<li><a href="https://csrc.nist.gov/pubs/sp/800/40/r4/final">NIST — SP 800-40 Rev. 4, Guide to Enterprise Patch Management Planning</a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Cybersicurezza sul lavoro: il 74% dei dipendenti UE riceve messaggi sospetti</title>
		<link>https://www.actainfo.it/news/cybersicurezza-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Actainfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 10:16:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[actanews]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Email apparentemente inviate da un collega, richieste urgenti di aggiornare una password, messaggi che invitano ad aprire un documento: le minacce informatiche possono entrare nella routine lavorativa attraverso strumenti utilizzati ogni giorno. Il 30 settembre 2026, in occasione del Mese europeo della cybersicurezza, l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (ENISA) ha richiamato l’attenzione sulla preparazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Email apparentemente inviate da un collega, richieste urgenti di aggiornare una password, messaggi che invitano ad aprire un documento: le minacce informatiche possono entrare nella routine lavorativa attraverso strumenti utilizzati ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 30 settembre 2026, in occasione del Mese europeo della cybersicurezza, l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (ENISA) ha richiamato l’attenzione sulla preparazione del personale. <br>I dati pubblicati da Eurobarometro citati dall’Agenzia indicano che il <strong>74% dei dipendenti intervistati nell’UE ha ricevuto email, messaggi o link sospetti sul lavoro nei sei mesi precedenti l’indagine</strong>. <br>Solo il <strong>45%</strong> dichiara che la propria organizzazione invia regolarmente informazioni o aggiornamenti di sensibilizzazione sulla sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo dato misura l’esposizione percepita a contenuti sospetti, non il numero di persone effettivamente compromesse. <br>Il secondo riguarda la comunicazione continuativa, non la percentuale di lavoratori che hanno frequentato un corso. La distinzione è essenziale per leggere correttamente i risultati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il phishing sfrutta la fiducia e le abitudini quotidiane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea segnala che il <strong>39%</strong> dei dipendenti ha riferito messaggi o siti fraudolenti finalizzati a sottrarre dati o ottenere accessi non autorizzati. Il <strong>15%</strong> ha riportato truffe generate con l’intelligenza artificiale, mentre soltanto il <strong>48%</strong> ritiene di saper riconoscere un video falso realizzato con l’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aziende ed enti, questi risultati suggeriscono di affiancare alle protezioni tecniche indicazioni comprensibili e applicabili. <br>Un messaggio pericoloso può imitare una comunicazione ordinaria: una fattura, una richiesta del responsabile, una notifica di un servizio cloud o un avviso relativo a una pratica amministrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni esempi da affrontare nella formazione devono includere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una richiesta di pagamento con coordinate bancarie diverse da quelle abituali;</li>



<li>un collegamento che porta a una pagina di accesso simile a quella aziendale;</li>



<li>un allegato inatteso che invita ad abilitare funzioni o installare software;</li>



<li>una telefonata o un messaggio che chiede credenziali, codici di verifica o documenti riservati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è aiutare il personale a riconoscere anomalie e sapere quale verifica effettuare prima di procedere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla consapevolezza a comportamenti verificabili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere la parola “phishing” non basta a gestire una richiesta sospetta mentre si lavora sotto pressione. <br>La formazione dovrebbe insegnare azioni precise: controllare l’indirizzo completo del mittente, verificare una richiesta insolita tramite un contatto già noto e raggiungere un servizio dal portale abituale quando un link ricevuto genera dubbi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una variazione delle coordinate bancarie, per esempio, dovrebbe essere verificata attraverso un recapito già disponibile nell’organizzazione. <br>Utilizzare il numero indicato nello stesso messaggio sospetto renderebbe inefficace il controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la segnalazione deve essere semplice. Ogni dipendente dovrebbe conoscere il referente o il canale interno a cui rivolgersi e sapere quali informazioni trasmettere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’organizzazione può prevedere un pulsante nella posta elettronica, una casella dedicata o una procedura breve, purché il percorso sia chiaro e presidiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È altrettanto utile spiegare come comportarsi dopo un errore. Chi ha aperto un allegato o inserito una password in una pagina sospetta deve poter segnalare subito l’accaduto, senza attendere la comparsa di un problema evidente. <br>La risposta tecnica sarà poi gestita dai referenti competenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Formazione continua, con contenuti adatti al ruolo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo ENISA, l’<strong>85%</strong> dei dipendenti intervistati è interessato a migliorare le proprie competenze. Tra gli ostacoli emergono la mancanza di tempo, indicata dal <strong>26%</strong>, e i costi, citati dal <strong>16%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per rendere sostenibile il percorso, aziende e Pubbliche Amministrazioni possono affiancare alla formazione iniziale brevi aggiornamenti periodici, esempi collegati alle attività degli uffici e verifiche pratiche di comprensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I contenuti dovrebbero rispecchiare le responsabilità: chi gestisce pagamenti deve allenarsi a verificare richieste finanziarie anomale; chi tratta pratiche e documenti deve riconoscere rischi nella condivisione dei dati; chi amministra sistemi necessita di approfondimenti specifici sugli accessi e sulle configurazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione a un corso è un elemento da documentare. <br>Per valutare l’utilità del percorso, è necessario osservare anche la comprensione delle procedure, la qualità delle segnalazioni e gli errori ricorrenti su cui intervenire con ulteriori chiarimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa possono fare ora aziende ed enti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mese europeo della cybersicurezza offre un’occasione concreta per verificare la preparazione interna e avviare un programma che continui nel tempo. <br>Un primo intervento può concentrarsi su sei attività:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Definire il canale di segnalazione</strong>, rendendolo facilmente individuabile dal personale.</li>



<li><strong>Aggiornare le istruzioni operative</strong> su link, allegati, credenziali e richieste urgenti.</li>



<li><strong>Programmare la formazione</strong>, includendo nuovi assunti e collaboratori interessati.</li>



<li><strong>Differenziare gli esempi per ufficio</strong>, partendo dalle attività più esposte.</li>



<li><strong>Verificare la comprensione</strong>, con esercizi e scenari coerenti con il lavoro quotidiano.</li>



<li><strong>Riesaminare le criticità emerse</strong>, aggiornando contenuti e procedure.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">ENISA mette inoltre a disposizione <strong>Awareness Raising-in-a-Box</strong>, un insieme di risorse per progettare programmi di sensibilizzazione destinati a organizzazioni pubbliche e private.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sicurezza richiede persone preparate e strumenti adeguati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione funziona quando è inserita in un’organizzazione che mette il personale nelle condizioni di agire correttamente: procedure semplici, referenti disponibili e strumenti tecnici di protezione devono sostenersi a vicenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aziende ed enti, il messaggio operativo è quindi costruire una preparazione continuativa, collegata ai rischi reali e alle attività svolte. <br>Un aggiornamento breve ma pertinente può diventare più utile se accompagnato da una procedura che il dipendente sa trovare e applicare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla piattaforma on line <strong>ActaFAD</strong> di <strong>Actainfo </strong>si possono trovare <strong>percorsi di formazione sulla cybersicurezza</strong>. Sono rivolti al personale di aziende e Pubbliche Amministrazioni. <br>Per conoscere i contenuti disponibili e individuare un percorso adatto alla propria organizzazione è possibile consultare la <a href="https://www.actafad.it/">piattaforma formativa</a> o <a href="https://www.actainfo.it/contatti/">contattare Actainfo</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti e approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.enisa.europa.eu/news/cybersecurity-month-work-employees-skills-under-the-looking-glass">ENISA — Cybersecurity Month @ work: Employees’ skills under the looking glass, 30 settembre 2026</a></li>



<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/three-four-eu-employees-faced-cyber-threats-work-new-eurobarometer-finds">Commissione europea — Three in four EU employees faced cyber threats at work, new Eurobarometer finds, 30 settembre 2026</a></li>



<li><a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3681">Eurobarometro — Indagine richiamata da ENISA</a></li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Vuoi saperne di più?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per ulteriori informazioni contatta il team di Actainfo al seguente link:&nbsp;<a href="https://www.actainfo.it/contatti/">https://www.actainfo.it/contatti</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborato da intelligenza artificiale&nbsp;<strong>ActyAI</strong><br><a href="https://www.actyai.it/">https://www.actyai.it/</a><br>supervisionato da Redazione Actainfo</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" width="120" height="94" src="https://www.actainfo.it/wp-content/uploads/2026/09/ActyAI_120x94.png" alt="" class="wp-image-16226" style="aspect-ratio:1.2765957446808511;width:120px;height:auto"/></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Cybersicurezza UE: il 40% delle minacce è un ransomware</title>
		<link>https://www.actainfo.it/news/enisa-allarme-ransomware/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Igino Addari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 08:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[actanews]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[nis2]]></category>
		<category><![CDATA[ransomware]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Threat Landscape 2026 fotografa un panorama di minacce sempre più interconnesso Secondo il report pubblicato da ENISA il ransomware ha rappresentato il 40% degli eventi registrati, seguito dalle violazioni dei dati (31%) e dalle frodi (19%).Un dato che evidenzia come la criminalità informatica resti la principale minaccia, ma con una crescente sovrapposizione tra attori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il Threat Landscape 2026 fotografa un panorama di minacce sempre più interconnesso</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il report pubblicato da ENISA il <strong>ransomware</strong> ha rappresentato il 40% degli eventi registrati, seguito dalle <strong>violazioni dei dati</strong> (31%) e dalle <strong>frodi </strong>(19%).<br>Un dato che evidenzia come la criminalità informatica resti la principale minaccia, ma con una crescente sovrapposizione tra attori diversi che condividono tecniche, infrastrutture e metodi di accesso, rendendo sempre più difficile distinguere le motivazioni dietro gli attacchi.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Quadro generale: minacce in evoluzione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>DDoS a basso impatto</strong> rappresentano il 51% degli eventi, ma gli attacchi alla supply chain e alle terze parti possono generare danni su larga scala. Il <strong>phishing</strong> si evolve con tecniche sempre più sofisticate, come <strong>ClickFix</strong> e kit pronti all’uso.<br>Nel 2025 sono state registrate oltre <strong>48.000 nuove vulnerabilità CVE</strong>, in aumento del 22% rispetto al 2024. Il 60% degli attacchi con vettore identificato ha sfruttato vulnerabilità note o zero-day. <br>Le <strong>frodi sugli investimenti</strong> online hanno causato perdite per circa <strong>4 miliardi di euro</strong> nel SEE nel 2024, secondo l’EBA.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Categorie di minaccia: cybercrime, hacktivismo e attori statali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <strong>Cybercrime</strong>: Responsabile del 36% degli eventi totali, con il ransomware come principale vettore (40% dei casi), seguito dalle violazioni dei dati (31%) e dalle frodi (19%).<br>&#8211; <strong>Attori legati a Stati</strong>: Per l’87% si tratta di operazioni di intrusione, mentre il 12% riguarda campagne di phishing.<br>&#8211; <strong>FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference)</strong>: Cresce l’uso di AI per creare <strong>audio e video sintetici</strong> e testi generati automaticamente, strumenti economici e facilmente diffondibili su larga scala.<br>&#8211; <strong>Hacktivismo</strong>: Nel 2025 si sono registrate <strong>4.709 rivendicazioni</strong> contro Stati membri, con oltre l’89% degli attacchi costituito da DDoS. Le motivazioni spaziano dalle elezioni alle proteste, dalle tensioni geopolitiche al sostegno all’Ucraina.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il doppio ruolo dell’intelligenza artificiale</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">AI rappresenta una spada a doppio taglio: da un lato, viene sempre più utilizzata dai gruppi malevoli per <strong>automatizzare gli attacchi</strong> e migliorare l’efficacia delle campagne di phishing. Dall’altro, l’integrazione di sistemi di IA negli ambienti aziendali <strong>amplia la superficie d’attacco</strong>, creando nuovi vettori di intrusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio chiave del rapporto è chiaro: le <strong>catene di fornitura</strong> e i <strong>fornitori terzi</strong> rappresentano un anello debole nella sicurezza informatica. Settori come <strong>sanità, ferrovie, trasporto marittimo, servizi ICT gestiti, spazio, pubblica amministrazione e gestione delle acque</strong> mostrano una maturità inferiore alla media rispetto alla loro criticità, come evidenziato anche dal report <em>NIS360 2026</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto in cui le minacce sono sempre più interconnesse, <strong>Actainfo</strong> risponde con <strong>ActaCyber,</strong> l&#8217;applicativo per gestire gli adempimenti di cybersicurezza, e <strong>ActaFAD</strong>, per la formazione online tra cui come difendersi dai ransomware, qualificati <strong>ACN</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ulteriori informazioni contatta il team di <strong>Actainfo</strong> al seguente link: <a href="https://www.actainfo.it/contatti">https://www.actainfo.it/contatti</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonte</strong>: <a href="https://www.enisa.europa.eu/news/exploring-the-evolution-of-the-cyber-threat-landscape-how-dependencies-weaken-our-digital-resilience" type="link" id="https://www.enisa.europa.eu/news/exploring-the-evolution-of-the-cyber-threat-landscape-how-dependencies-weaken-our-digital-resilience">enisa.europa.eu/news/exploring-the-evolution-of-the-cyber-threat-landscape-how-dependencies-weaken-our-digital-resilience</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborato da intelligenza artificiale <strong>ActyAI</strong><br><a href="https://www.actyai.it/">https://www.actyai.it/</a><br>supervisionato da Redazione Actainfo</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" src="https://www.comuniabruzzesi.it/backend/media/news/20261001110914_ActyAI_120x94.png" alt="" style="aspect-ratio:1.2765957446808511;width:120px;height:auto"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.actainfo.it/news/enisa-allarme-ransomware/">Cybersicurezza UE: il 40% delle minacce è un ransomware</a> proviene da <a href="https://www.actainfo.it">Actainfo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>AI europea: intesa di 19 Paesi per la sovranità digitale</title>
		<link>https://www.actainfo.it/news/ai-europea-infrastruttura-19-paesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Igino Addari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 17:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[actanews]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[INTELLIGENZA ARTIFICIALE]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.actainfo.it/?p=16189</guid>

					<description><![CDATA[<p>19 Paesi UE lanciano il primo progetto comune su Intelligenza Artificiale Diciannove Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, hanno avviato il primo Important Project of Common European Interest (IPCEI) dedicato all’intelligenza artificiale. Coordinato dalla Germania, il progetto mira a sviluppare servizi decentralizzati e accessibili su scala continentale, con un focus su tecnologie AI, gestione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading"><strong><strong>19 Paesi</strong> UE lanciano il primo progetto comune su Intelligenza Artificiale</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Diciannove Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, hanno avviato il primo <em>Important Project of Common European Interest</em> (<strong>IPCEI</strong>) dedicato all’<strong>intelligenza artificiale</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Coordinato dalla Germania, il progetto mira a sviluppare servizi decentralizzati e accessibili su scala continentale, con un focus su <strong>tecnologie AI</strong>, gestione delle <strong>risorse computazionali </strong>e <strong>applicazioni industriali</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è quello di accompagnare la ricerca fino alla prima applicazione commerciale delle soluzioni sviluppate con AI.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><br><strong>Dalla ricerca ai servizi per l’industria</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma punta a creare una nuova generazione di <strong>prodotti</strong> e <strong>servizi</strong> pronti per l’impiego industriale, frutto della <strong>collaborazione transnazionale</strong> tra aziende di diversi Stati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le tecnologie chiave figurano <strong>modelli fondazionali</strong> per l’industria, <strong>framework per l’AI agentica</strong> e sistemi specializzati per comparti economici come <strong>manifattura</strong>, <strong>robotica</strong>, <strong>mobilità</strong>, <strong>energia</strong>, <strong>sanità</strong> e <strong>pubblica amministrazione</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambizione è superare lo stato dell’arte attuale, trasformando ricerca e innovazione in applicazioni di mercato.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Una filiera che parte dall’infrastruttura</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sviluppo dei modelli rappresenta solo una parte del progetto, che si basa sulla necessità di accesso a software, hardware, risorse di computing, servizi cloud e dati industriali affidabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre iniziative continentali sono quelle dedicate alle infrastrutture cloud di nuova generazione e ai semiconduttori, per creare una <strong>catena del valore</strong> che collega hardware, risorse computazionali e applicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Sovranità digitale, la leva degli investimenti</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">La costruzione di questa filiera risponde all’obiettivo europeo di ridurre le <strong>dipendenze tecnologiche</strong>. Il manifesto richiama strategie come l’AI Continent Action Plan e la Data Union Strategy, inserendo il progetto nel percorso verso una maggiore <strong>sovranità digitale</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli IPCEI permettono agli Stati di sostenere <strong>progetti ad alto rischio</strong>, mobilitando capitali pubblici e privati lungo l’intera catena del valore e favorendo collaborazioni tra <strong>industria</strong> e <strong>deep tech</strong>.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Pre-notifica al via, primi progetti dal 2027</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">La fase di progettazione sta lasciando spazio all<strong>’iter comunitario</strong>. Undici dei 19 Stati partecipanti hanno annunciato l’avvio della <strong>pre-notifica a settembre 2026</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea dovrà verificare la conformità dei progetti ai criteri degli IPCEI. I progetti selezionati potranno partire dal <strong>primo trimestre del 2027</strong>, prima della conclusione dell’intero procedimento comunitario.<br><br>La prossima variabile da osservare sarà la <strong>composizione concreta dei progetti</strong>, che rivelerà quanto spazio sarà occupato da <strong>modelli e applicazioni</strong> rispetto alle <strong>infrastrutture</strong> necessarie a distribuirli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il settore delle telecomunicazioni, sarà lì che si misurerà il passaggio dal potenziale indicato dal manifesto a <strong>investimenti e servizi effettivi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborato da intelligenza artificiale <strong>ActyAI</strong><br><a href="https://www.actyai.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.actyai.it/</a><br>supervisionato da Redazione Actainfo</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.actainfo.it/wp-content/uploads/2026/09/ActaAI.png" alt="" class="wp-image-16191" style="aspect-ratio:1.2732440113682502;width:94px;height:auto"/></figure>
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		<title>Benchmark Google: limiti di  Gemini 3 e ChatGPT 5</title>
		<link>https://www.actainfo.it/news/benchmark-google-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Actainfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 15:09:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[actanews]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[INTELLIGENZA ARTIFICIALE]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio recente condotto da Google e presentato attraverso il FACTS Benchmark Suite ha evidenziato importanti limiti nei principali modelli di linguaggio (LLM) attualmente in uso. I risultati, pubblicati di recente, sollevano interrogativi sull&#8217;affidabilità di questi sistemi, in particolare quando si tratta di interpretare dati visivi o documentali complessi. I risultati del benchmark Il benchmark [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio recente condotto da Google e presentato attraverso il FACTS Benchmark Suite ha evidenziato importanti limiti nei principali modelli di linguaggio (LLM) attualmente in uso. I risultati, pubblicati di recente, sollevano interrogativi sull&#8217;affidabilità di questi sistemi, in particolare quando si tratta di interpretare dati visivi o documentali complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I risultati del benchmark</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il benchmark ha valutato quattro dimensioni chiave: conoscenza parametrica, capacità di ricerca online, rispetto del grounding e competenza multimodale. <br>I risultati mostrano che <strong>nessuno dei modelli supera il 70%</strong> di accuratezza nelle risposte fornite. In particolare, Gemini 3 Pro si posiziona al primo posto con un punteggio del 68,8%, seguito da Gemini 2.5 Pro (62,1%) e ChatGPT-5 (61,8%). Questi dati sottolineano la necessità di un approccio cauto e critico nell&#8217;uso degli LLM, soprattutto in settori sensibili come la finanza, la medicina e il diritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le criticità emerse</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più problematici riguarda il tono di comunicazione dei modelli. Spesso, i sistemi espongono le risposte con sicurezza anche quando commettono errori, rendendo difficile per l&#8217;utente distinguere tra informazioni affidabili e allucinazioni del modello. Questo problema è particolarmente rilevante per le pubbliche amministrazioni e le aziende che stanno implementando LLM nei propri processi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raccomandazioni per le istituzioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di questi risultati, è fondamentale adottare misure di controllo rigorose. <br>Gli autori dello studio suggeriscono l&#8217;adozione di meccanismi di <strong>verifica umana obbligatoria</strong>, insieme a sistemi di controllo e guardrail più robusti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, è consigliabile:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211;&nbsp;<strong>Adottare verifiche incrociate sistematiche</strong>&nbsp;per garantire l&#8217;accuratezza delle informazioni.<br>&#8211;&nbsp;<strong>Limitare l&#8217;autonomia decisionale dell&#8217;AI</strong>&nbsp;nelle attività sensibili.<br>&#8211;&nbsp;<strong>Rafforzare i sistemi di tracciabilità e audit</strong>&nbsp;per monitorare l&#8217;uso degli LLM.<br>&#8211;&nbsp;<strong>Sviluppare metriche specifiche</strong>&nbsp;per la valutazione delle competenze multimodale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conclusione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le pubbliche amministrazioni e le aziende, è essenziale adottare un approccio prudente e basato su evidenze, garantendo che l&#8217;uso di queste tecnologie sia sempre accompagnato da adeguati controlli e verifiche umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sintesi elaborata da&nbsp;<strong>ActaAI</strong><br><a href="https://www.actyai.it/">https://www.actyai.it/</a><br>supervisionata per Actainfo<br>da Dott. Igino Addari</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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