Nell’economia digitale rendere interoperabili i software costituisce un fattore determinante per favorire lo scambio delle informazioni attraverso le API – Application programming interface – dando così piena attuazione al principio del “once only“, secondo cui al cittadino possono essere richiesti una sola volta i dati non conosciuti dalla pubblica amministrazione.
Una necessità avvalorata dal costo e dai rallentamenti generati dalla strategia dei compartimenti stagno, adottata da alcuni produttori nella convinzione di tutelare le posizioni di mercato meno innovative. Una strategia che frena lo sviluppo e la fruizione dei servizi digitali penalizzando il sistema produttivo tecnologico del paese.

Analizzando la situazione emerge, però, che di interoperabilità, termine a molti sconosciuto, molto si programma e si legifera ma ancora poco si sa e si fa per attuarla.
Per verificare l’usabilità linguistica del termine, viene in soccorso la Treccani che definisce interoperabilità la “capacità di due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti, di scambiare informazioni tra loro e di essere poi in grado di utilizzarle. In una società globalizzata che vede una sempre crescente diversità di sistemi e di applicazioni, l’interoperabilità rende possibile lo sviluppo di mercati e sistemi globali, prevenendo gli indesiderabili effetti della frammentazione. In stretta sintesi l’interoperabilità è la chiave di un sano sviluppo della globalizzazione.”

L’interoperabilità, questa sconosciuta sempre più presente, viene richiesta, attraverso la dichiarazione delle API, per qualificare gli applicativi cloud saas sul marketplace di ACN – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, subentrata a AGID – Agenzia per l’Italia Digitale. Di conseguenza è vietato alla Pubblica Amministrazione utilizzare software non qualificati e non presenti sul Marketplace. Per cui tutti i software dovrebbero generare le API e permettere, di conseguenza, la comunicazione delle informazioni.
Gli applicativi obbligatoriamente cloud saas, non quallificati sul marketplace di ACN, non possono essere finanziati dalle misure 1.4.1 e 1.2 del PNRR.
L’interoperabilità viene prevista nei Piani triennali informatici, di cui l’ultimo pubblicato da AGID per il periodo 2024-2026, con indirizzo programmatorio obbligatorio per la Pubblica Amministrazione e cui le stesse devono uniformarsi.
L’interoperabilità viene espressamente prevista dall’art. 50-ter del CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale – Dlgs. 7 marzo 2005, n. 82 che prevede lo sviluppo e la realizzazione di una Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) “costituita da un’infrastruttura tecnologica che rende possibile l’interoperabilità dei sistemi informativi e delle basi di dati delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di servizi pubblici”. La condivisione di dati e informazioni avviene attraverso la messa a disposizione e l’utilizzo di interfacce di programmazione delle applicazioni (API) raccolte in uno specifico catalogo.
L’interoperabilità viene prevista nella Direttiva del 5 dicembre 2023 del Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri  “Misure per l’attuazione dell’articolo 50-ter del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”, contenente gli indirizzi operativi per l’utilizzo della Piattaforma Digitale Nazionale Dati (“PDND”) di cui all’articolo 50-ter del d.lgs. n. 82/2005 (“CAD”).

Adempimenti e compiti della P.A. per l’interoperabilità

La Direttiva stabilisce che i soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, del CAD – pubbliche amministrazioni, gestori di servizi pubblici, società a controllo pubblico – provvedano all’adeguamento dei propri modelli di interoperabilità con efficacia e tempestività.

Ciascuna amministrazione dovrà quindi individuare, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della Direttiva del 5 dicembre 2023, strutture di coordinamento esistenti, anche all’interno dell’ufficio del Responsabile per la transizione digitale, oppure istituirle ad hoc, cui affidare l’adeguamento ed il coordinamento di ogni altra iniziativa in materia di interoperabilità, con particolare riferimento:

  • all’individuazione e al conseguente coordinamento dei soggetti deputati ad operare all’interno della PDND;
  • allo sviluppo e al coordinamento delle interfacce di programmazione delle applicazioni (API);
  • alla realizzazione degli e-service, implementando le API conformi alle linee guida sull’interoperabilità tecnica delle pubbliche amministrazioni e le linee guida tecnologie e standard per la sicurezza dell’interoperabilità tramite API dei sistemi informatici;
  • all’individuazione delle basi dati cui accedere quali Soggetti Fruitori ai sensi delle linee guida sull’infrastruttura tecnologica della Piattaforma Digitale Nazionale Dati per l’interoperabilità dei sistemi informativi e delle basi di dati.

compiti delle strutture includono:

  • il conseguimento di obiettivi di data governance e di razionalizzazione delle banche dati esistenti interne alla Pubblica Amministrazione, a garanzia dell’univocità e della qualità del dato;
  • la valorizzazione dell’interoperabilità, assicurando l’allineamento delle informazioni contenute nella PDND e garantendone il pieno utilizzo da parte delle amministrazioni;
  • il costante allineamento degli archivi informatizzati delle amministrazioni di appartenenza con le anagrafiche contenute nell’ANPR, avvalendosi dei servizi messi a disposizione dal Ministero dell’interno tramite PDND;
  • la garanzia della circolarità dei dati anagrafici e l’interoperabilità con le altre banche dati dei soggetti di cui all’art. 2, comma 2, lett. a) e b), mediante il codice identificativo univoco (ID ANPR) attribuito a ciascun cittadino e secondo le tempistiche ivi indicate;
  • la promozione della condivisione del patrimonio informativo detenuto dalle pubbliche amministrazioni, anche ai fini del controllo sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni, in favore dei soggetti che hanno diritto ad accedervi;
  • la predisposizione di un capillare programma di sensibilizzazione e di formazione, che in tale contesto assume un rilevante significato culturale.

E, a fine direttiva, si rileva il riferimento alla sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 100.000 euro applicabile per garantire l’esercizio dei poteri di cui all’articolo 18 bis del CAD nei riguardi delle Amministrazioni pubbliche che non dovessero ottemperare agli obblighi di utilizzo del PDND, previsti dalla normativa vigente. Il Dipartimento per la trasformazione digitale e l’AGID collaborano per l’avvio dei relativi procedimenti.

Igino Addari

ACTAINFO PNRR

AGID_Marketplace.png Misura 1.4.1: SPORTELLO DIGITALE e SITI WEB per Servizi digitali Pacchetto Cittadino Informato e Cittadino Attivo.
Misura 1.2: Migrazione servizi in CLOUD.
Misura 1.4.3: PagoPA, App IO.
Misura 1.4.4: SPID, CIE

 

 

Actaprivacy software cloud saas qualificato da AGID per l'adempimento del GDPR

AGID_Marketplace.png Per l’attuazione degli obblighi richiesti dal nuovo Regolamento UE Software cloud saas ActaPrivacy per la gestione degli adempimenti previsti per la protezione dei dati personali dal GDPR 2016/679.

 

 

ActaFad - Elearning Corso Whistleblowing per la segnalazione degli illeciti

Corso di formazione per l’attuazione degli obblighi formativi in materia di whistleblowing - segnalazione degli illeciti - richiesti dalla Delibera ANAC n. 311 del 12 luglio 2023

 

 

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