AI e cybersicurezza: confronto tra vulnerabilità e difesa digitale
Individuare una falla nel software, riconoscere un’attività sospetta, aiutare i tecnici a valutare una correzione: l’intelligenza artificiale può intervenire in diverse fasi della difesa informatica.
Per portarla nei sistemi di aziende ed enti servono però verifiche sui risultati, competenze e responsabilità definite.
Il 27 ottobre 2026 si è in tenuto a Bruxelles l’incontro “Cybersecurity and Artificial Intelligence: From Innovation to Impact”, organizzato dal Centro europeo di competenza per la cybersicurezza (ECCC) e dalla Direzione generale CONNECT della Commissione europea che si avvale di una Task force di cui fa parte Actainfo S.r.l..
Il programma mette al centro il passaggio dalla ricerca alle applicazioni operative di AI nella sicurezza digitale.
Dal confronto europeo alle applicazioni concrete
L’appuntamento ha ospitato il primo incontro pubblico del Cluster AI for Cybersecurity, che riunisce tre progetti finanziati da Horizon Europe.
Tra gli argomenti trattati figurano la ricerca e la correzione delle vulnerabilità assistite dall’AI, il rilevamento delle minacce e l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle operazioni di sicurezza.
Dalla segnalazione di una falla alla correzione verificata
Una segnalazione prodotta dall’AI può essere il punto di partenza di un’analisi. Prima di intervenire occorre verificare se il problema esista, quali componenti coinvolga e se le condizioni necessarie al suo sfruttamento siano presenti nell’ambiente utilizzato.
Si consideri, per esempio, un portale che riceve domande dai cittadini. Un sistema potrebbe segnalare un comportamento anomalo nella gestione degli allegati.
Il team tecnico dovrebbe riprodurre il problema in un ambiente controllato, valutarne gli effetti e verificare la soluzione prima di applicarla al servizio.
Una correzione deve risolvere la vulnerabilità e preservare le funzioni necessarie agli utenti.
Nel caso del portale, i controlli potrebbero riguardare anche l’invio delle domande, le ricevute e l’integrazione con il protocollo.
Questo approccio si collega al processo di gestione degli aggiornamenti descritto dal NIST: identificare le correzioni, stabilire le priorità, acquisirle, installarle e verificarne l’installazione.
L’AI può affiancare alcune attività, mentre l’organizzazione deve conservare la capacità di controllare il processo.
Dati e autorizzazioni da definire prima dell’utilizzo
Per analizzare un problema, un servizio AI può ricevere codice, configurazioni o registri delle attività.
Questi materiali possono contenere informazioni riservate, dati personali o credenziali inserite per errore. Prima di condividerli occorre stabilire quali contenuti siano necessari, dove vengano trattati e chi possa accedervi.
Anche gli strumenti collegati richiedono attenzione. Un sistema autorizzato a leggere un registro può svolgere un’analisi senza avere il permesso di modificare la configurazione del server.
Se l’obiettivo comprende interventi automatici, devono essere definiti il perimetro delle modifiche, le approvazioni richieste e il modo di annullare un’operazione non riuscita.
Queste scelte aiutano anche chi supervisiona il servizio: una proposta di intervento dovrebbe rendere comprensibili il problema individuato, le verifiche svolte e gli effetti attesi.
Cosa possono valutare Imprese e Pubbliche Amministrazioni
Per avviare una sperimentazione sostenibile, una prima verifica può concentrarsi su cinque punti:
- Scegliere un’attività circoscritta, come l’analisi preliminare di segnalazioni già raccolte dal team tecnico.
- Preparare dati adatti alla prova, limitando informazioni riservate e accessi ai sistemi.
- Definire criteri di valutazione, osservando errori, segnalazioni utili e tempo necessario alla revisione.
- Stabilire chi approva gli interventi, soprattutto quando incidono su servizi in esercizio.
- Documentare gli esiti, includendo le situazioni in cui lo strumento non fornisce un supporto affidabile.
Il confronto europeo offre quindi uno spunto per valutare la Intelligenza Artificiale attraverso prove concrete. Per un ente o una impresa, la scelta dovrebbe partire da un problema preciso e dalla capacità di verificare se il nuovo strumento contribuisca a risolverlo.
Problematiche relative alla attivazione di applicazioni operative di Intelligenza Artificiale in ambiente digitale sicuro possono essere approfondite con il team Actainfo.


